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LE DROGHE NON SONO UN GIOCO DA RAGAZZI

26 giugno 2006, giornata mondiale per la lotta alla droga

Il tema, “drugs are not child’s play” (le droghe non sono un gioco da ragazzi), scelto dall’ONU per la giornata mondiale contro l’ uso ed il traffico illecito di droga per il 2006, si propone di sensibilizzare l'opinione pubblica sul potere distruttivo delle droghe e al contempo responsabilizzare la società affinché il benessere dei bambini sia sempre una priorità. I più esposti e bisognosi di tutela sono certamente quei bambini e ragazzi che vivono in strada o appartengono a famiglie di consumatori o trafficanti di stupefacenti.
Si tratta di situazioni di per sè molto gravi, nelle quali il bambino suo malgrado ha già subito sollecitazioni estremamente forti per il proprio benessere psicofisico e nelle quali gli interventi, laddove possibili, spesso prevedono un taglio netto con il passato e la collocazione in centri diurni o residenziali specializzati.
La campagna di sensibilizzazione vuole offrire anche la possibilità di affrontare il tema in modo più ampio riflettendo su un concetto di prevenzione rivolto a tutti i minori. Questo approccio alla prevenzione non circoscrive la dipendenza esclusivamente in rapporto alle sostanze stupefacenti, ma anche in riferimento a comportamenti e stili di vita a cui proprio i bambini e giovani che non si trovano in gravi situazioni di disagio possono essere avviati a seconda degli input che ricevono dal mondo degli adulti.
Alcuni ragazzi di una scuola media, sollecitati a definire dei comportamenti da cui si sentivano dipendenti, cioè semplicemente di cui non potevano fare a meno durante la giornata, hanno elencato tra le altre cose l’uso del computer, della TV, della playstation; ma anche la lettura, il dover continuamente ascoltare musica, il frequentare la palestra di fitness, il non riuscire a stare fermi in casa, non riuscire a stare lontano dagli amici, il fumare, ecc…
E’ interessante vedere come i ragazzi riportino delle attività apparentemente innocue e addirittura lodevoli agli occhi degli adulti come ad esempio la lettura. “Cosa ci può essere di negativo nella lettura?” potrebbe obiettare qualsiasi genitore. Sono stati gli stessi ragazzi a rispondere a questa domanda quando abbiamo chiesto loro di riflettere sugli aspetti negativi dei vari comportamenti di dipendenza. È emerso come qualsiasi attività, portata all’ eccesso o vissuta come unica ed esclusiva, rischia di rendere la persona prigioniera e isolata, o di generare noia, monotonia, di confondere, di farle perdere delle occasioni importanti,…
L’assunzione di droghe illegali, ma anche di quelle legali sono spesso una conseguenza di determinati stili di vita. Stili che ci vengono “imposti” da messaggi di vario tipo, da situazioni familiari, da contesti culturali, da scelte più o meno consapevoli ed intenzionali.
È importante educare a decidere i propri comportamenti e non a farsi condizionare dai comportamenti. Uno stile di vita consapevole favorisce lo sviluppo di persone in grado di gestire o evitare potenziali situazioni di rischio.
Non si può pensare di proteggere ed evitare che i più giovani entrino in contatto con temi, problematiche, difficoltà. Ogni bambino e giovane, nel corso della propria esistenza, è destinato ad attraversare dei momenti di fragilità. È importante però che non si senta solo ad affrontare queste situazioni. In questi momenti ha bisogno di un adulto capace di sostenerlo e aiutarlo a non crollare, non cedere, ed eventualmente a risollevarsi con la consapevolezza di essere più forte di prima proprio in funzione dell’ esperienza maturata.
Un adulto in grado di capire quale sia il punto massimo di sopportazione oltre il quale qualcosa nello sviluppo psicofisico del bambino potrebbe rischiare di rompersi e creare dei danni difficili da riparare, proprio come lo scienziato conosce il grado di tolleranza alle sollecitazioni dei vari metalli oltre il quale gli stessi si rompono. Questo è un modello di adulto significativo che perseguiamo per un corretto lavoro di prevenzione primaria; un adulto rispettoso delle caratteristiche e peculiarità del bambino che ha di fronte, in grado di accrescere l’autostima e l’autonomia del bambino, pronto a sorreggerlo quando la sollecitazione va oltre le forze del bambino stesso, impegnato a far sì che possa sviluppare al massimo le sue capacità e la sua unicità. Ciò significa dare sicurezza nelle proprie forze e favorire la capacità di cercare al proprio interno le energie per la risoluzione dei problemi. Senza dover ricorrere ad altro.
Aiutare i ragazzi ad affrontare le situazioni problematiche della vita e da queste imparare a ricostruire, dando luogo a risposte flessibili che si adattano alle diverse esigenze del momento, permette di dare loro l’abilità a trarre insegnamenti utili da molte esperienze negative, senza lasciarsi spaventare dagli stress o dagli eventi sfortunati della vita, mantenendosi lucidi ed affrontando con strategie differenti le varie situazioni, anche quando tutto sembra perduto.
Proteggere ed aiutare i ragazzi significa, prima di tutto tener presente che essi imparano più dalle esperienze che dalle teorie e che hanno più bisogno di testimoni che di maestri ( noi adulti siamo dei modelli ?), e poi che dobbiamo impegnarci per accrescere molte loro capacità.
La capacitá di esaminare sé stessi, di farsi domande difficili e rispondersi con sincerità, la capacitá di mantenersi a una certa distanza fisica e emozionale dai problemi ma senza isolarsi, la capacità di stabilire rapporti intimi e soddisfacenti con altre persone evitando di vivere nel virtuale, la capacitá di affrontare i problemi, capirli e riuscire a controllarli, la capacitá di creare un po’ di ordine e obbiettivi partendo anche dal caos e dal disordine, la capacità di relativizzare e positivizzare gli avvenimenti che ci colpiscono, la capacità di darsi dei valori.
Tutto questo implica pensare al “benessere”, come alla capacità di risolvere i problemi o di trovare modi costruttivi di convivere con problemi irresolubili.
Assistiamo invece spesso al fenomeno opposto. Nella minima situazione problematica siamo indotti a cercare subito la soluzione più rapida.
Siamo portati come adulti a sanitarizzare tutto e al minimo sintomo di malessere curarci con qualche pastiglia. Importante è che tutto passi in un moment.
Paura, disabitudine ad ascoltare se stessi e a capire le cause del proprio male, che conducono ad una corsa alla cura del sintomo invece che all’ascolto del sintomo.
Il ricorso di molti giovani a sostanze legali o illegali ha radici nell’abitudine di quasi tutti gli adulti a far ricorso a sostanze per molte ragioni anche non legate alla necessità. Nello sport, ad esempio, basti pensare all’uso degli integratori. Assolutamente legali, presenti sugli scaffali dei supermarket, pronti, come dice la parola stessa, ad integrare immediatamente quello che abbiamo appena perduto.
Qualcosa di esterno, di “miracoloso”, pronto a restituirci subito al mito della perfezione, senza dover fare “troppa” fatica. Come mai non è più normale pensare che nella borraccia possa essere semplice acqua, ma debba per forza esserci il molto moderno integratore? (che tra il resto quasi sempre contiene creatina ed altre sostanze di cui non si conoscono a fondo le controindicazioni ed effetti).
Le droghe non sono assolutamente un gioco da ragazzi e noi adulti abbiamo il dovere di capire che i messaggi che lanciamo con i nostri stili di vita incidono molto più di tutti i discorsi e di tutte le campagne di sensibilizzazione.
Nelle nostre case, nelle nostre scuole, nelle nostre associazioni, nelle nostre strade, nelle nostre televisioni, nelle nostre infinite opportunità, possiamo decidere come vivere, ma abbiamo il dovere di tutelare davvero coloro che ancora non hanno tutti gli strumenti per essere consapevoli delle scelte per il loro presente ed il loro futuro.

Centro studi “Guido Antonin”
Associazione La Strada – Der Weg
 
 

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