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Intervista all'allenatore Valter Vezzù

giugno 2006

Questo secondo numero di Notizie dall’ Excelsior è dedicato in gran parte all’allenatore della squadra, Valter Vezzù. Ciò vuole essere un ringraziamento doveroso e sentito da parte di tutti i ragazzi per l’ impegno e la passione che valter ha dedicato negli ultimi quattro anni al G.S.Excelsior. Vi proponiamo una lunga intervista dalla quale emergono sia il lato sportivo ma soprattutto quello umano del nostro allenatore.


Nome, cognome, luogo e data di nascita
Valter Vezzù, Padova, 28.03.60

Come hai iniziato a giocare a calcio?

Come tutti quelli della mia generazione ho iniziato da piccolo a giocare sotto casa, quando bastavano un cortile ed un pallone per sentirsi dei campioni, litigando sempre con l’amministratore perché facevamo troppo “casino” o perchè le pallonate rovinavano le porte dei garage. Poi qualcosa di più con l’iscrizione alla Virtus Don Bosco proprio negli anni che seguirono la costruzione del mitico campo Righi. In quel periodo, stiamo parlando del ‘67/68, la Virtus don Bosco portò avanti un’intensa campagna di “reclutamento” di giovani da avviare al gioco del calcio. Ricordo che eravamo talmente numerosi che esisteva un campionato interno alla società, dove le squadre si distinguevano per il colore delle magliette…


In quali squadre hai giocato ?

Come detto sopra iniziai con la Virtus dove trovai davvero una grande società che sapeva coltivare i giovani come poche nella nostra realtà provinciale. Poi fui ceduto alla società degli ASSI, che in teoria avrebbe dovuto essere un’emanazione del partito socialista, ma che in realtà dal partito riceveva solo una cantina nella sede sociale dove poter riporre i palloni. Con questa squadra in occasione della finale del campionato regionale, durante un contrasto subii la frattura della gamba sinistra che mi impose un paio d’anni di sosta forzata. Ritornai poi alla Virtus per passare poi al S. Giacomo in seconda categoria dove dopo alcuni campionati di buon livello, fui convinto dai ripetuti incidenti alle ginocchia e… da mia moglie, ad abbandonare l’attività agonistica.

Hai dei ricordi particolari, degli aneddoti di quegli anni?

Beh i ricordi sono molti… poco tempo dopo la sua realizzazione il campo Righi si trasformo’ in una piccola pietraia, visto che veniva calpestato per sette giorni alla settimana. Ed allora prima di ogni allenamento ci si disponeva uno a fianco all’altro ed attraversando il campo si raccoglievano i sassi più grossi, tanto per evitare che ogni caduta si trasformasse in una vero guaio fisico. Niente di particolare solo che era strano vedere ‘sti giocatori che anziché correre dietro ad un pallone facevano da pulitori del campo. Ricordo poi quando mi vendettero agli ASSI per un paio di palloni… adesso farebbe ridere una tale quotazione anche nelle categorie più basse…

Quali sono le altre grandi passioni della tua vita ?

Oltre al calcio praticavo nuoto ed atletica dove la mia specialità era la corsa nelle lunghe distanze sia su pista che campestre. Ho ottenuto qualche buon risultato correndo fra l’atro assieme all’attuale sindaco Spagnolli, quando tutti e due avevamo qualche chiletto in meno.
Nei primi anni settanta nel mio quartiere nacque il gruppo scout di Regina Pacis. Entrai a far parte del gruppo dei “lupetti” e da quel momento iniziò il mio lungo cammino nello scoutismo che mi portò ad essere responsabile di diverse unità scout fino a diventare per un breve periodo responsabile provinciale. Da qualche anno poi sono diventato un grande esperto di pallacanestro, visto che seguo spesso le partite delle mie figlie che fanno parte del Basket Club Bolzano.

Come sei arrivato al G.S. Excelsior?

Fu Massimo Antonino a coinvolgermi. Ricordo che presi parte alla prima riunione che si tenne al Centro Giovanile Charlie Brown, durante la quale si gettarono le basi per la realizzazione di questo progetto. C’erano ragazzi ed adulti, alcuni più dubbiosi altri forse incoscienti di quello che stava succedendo, ma tutti animati da una gran voglia di cominciare a giocare a calcio in un modo diverso. A quel tempo ero ancora impegnato nel ruolo di educatore scout e quindi pur abbracciando in toto le idee di questa utopia calcistica, non potei rendermi disponibile con una presenza attiva. Poi il sovraccarico di impegni scout che mal si conciliava con la vita famigliare, mi portò ad allontanarmi da quel mondo e fu in quel momento che Massimo, facendo leva sulla mia incrollabile passione calcistica mi propose questo nuovo incarico.

Quanto tempo dedichi a questa squadra ?


L’Excelsior svolge due allenamenti settimanali e poi chiaramente ci sono le partite di campionato e coppa che occupano una ventina di domeniche all’anno. C’è da dire però che la nostra squadra è strutturata in modo tale da lasciare spazio alle necessità personali di ogni giocatore, compreso quindi dell’allenatore. Questo per dire che non è mai stato un problema se per qualche esigenze personali non ho potuto essere presente a qualche partita. Il gruppo di adulti che mi affianca nella gestione della squadra è sempre disponibile quando soprattutto si presenta la necessità di sostituirmi.

Perché hai scelto Excelsior?

Allenare una squadra “speciale” come l’Excelsior è un’esperienza molto particolare. Oltre agli argomenti più puramente tecnici bisogna tenere conto anche di altri aspetti legati alla necessità di far giocare assieme ragazzi con notevoli differenze tecniche e fisiche. Far parte dell’Excelsior significa essere qualcosa di più di una squadra di calcio. Da noi non è solo questione di gambe, di muscoli o di tecnica, ma soprattutto e direi prima di tutto “di testa”, di intelligenza da parte dei ragazzi, di attenzioni reciproche, di vero spirito di squadra. E in questo senso devo proprio dire che i ragazzi rendono il mio ruolo molto semplice e penso che difficilmente riuscirei ad allenare una squadra diversa.

Anche in terza categoria ci sono allenatori che cambiano squadra ogni 6 mesi, tu sei con noi da quattro anni, quali stimoli ti fanno rimanere?

Prima di tutto perché non sono mai stato esonerato… al di là delle battute per quanto mi riguarda è una grande soddisfazione allenare questi ragazzi e vedere come ogni volta riescono a trovare delle motivazioni che vanno al di là del risultato.

Quali sono secondo te i punti di forza e i punti deboli del nostro progetto?

Il principale punto di forza è chiaramente la possibilità che offriamo a tutti coloro che fanno parte della squadra di giocare senza alcuna distinzione fra titolari e riserve. Talvolta ci troviamo anche noi con qualche piccolo problema di convivenza, nulla di particolare, i soliti bisticci fra chi “non la passa mai” e chi invece vorrebbe “lanci lunghi”. Ma sono situazioni che si esauriscono nell’arco di un allenamento e che i ragazzi risolvono confrontandosi fra loro con grande consapevolezza e responsabilità. E’ importante segnalare come in questi anni non ci sia mai stata una discussione legata al fatto che un giocatore giochi più dell’altro, tutti accettano con grande senso di responsabilità l’idea “Excelsior”.

Com’è allenare l’Excelsior?

Potrebbe sembrare difficile accettare sconfitte e risultati negativi che si sommano l’uno sull’altro, eppure si tratta soltanto di tarare gli obiettivi su un piano diverso. Quando usciamo dal campo dopo aver subito sei o sette goal riusciamo comunque a scherzare sull’ennesimo errore del libero o sulla papera del portiere e basta davvero poco per far tornare il sorriso. Quindi rispetto ai miei colleghi mi ritengo fortunato, in quanto non devo misurarmi con promozioni, vittorie e sconfitte, ma piuttosto con la voglia dei ragazzi di giocare e di divertirsi giocando a calcio.

Ed ora aneddoti sulla tua esperienza all’Excelsior……

Beh qui ci vorrebbe davvero lo spazio di un libro per poter raccontare tutto quello che abbiamo vissuto in questi quattro anni. Come quando il nostro terzino un po’ inesperto, ligio all’incarico ricevuto di non mollare mai l’attaccante avversario, quando questi venne sostituito, lo stava seguendo fin dentro lo spogliatoio …

Il tuo parere da calciatore: cosa rende Excelsior particolare rispetto alle altre squadre?

Tutti coloro che fanno parte di una squadra sanno perfettamente cosa succede “nel gruppo” quando si perde qualche partita, quando si fanno errori inaccettabili, quando certe scelte tattiche mettono fuori rosa qualche giocatore un po’ bulletto. Potrà sembrare strano ma da noi non succede e se guardo tutto questo con gli occhi di un calciatore, faccio davvero fatica a capire come sia possibile per i ragazzi accettare quello che succede da noi, senza che tutto ciò vada a ledere il clima e lo spirito gioioso che si respira al nostro interno. Non saranno dei campioni ma come testa e cuore valgono molto di più.

Quale futuro per Excelsior?

Se andiamo a guardare l’entusiasmo e la partecipazione dei ragazzi, il futuro non può che essere positivo.

Le cose più belle di questi 4 anni…

Non sarebbe possibile fare una classifica delle cose belle. La mia più grande soddisfazione è vedere il senso di responsabilità che anima i ragazzi nella volontà di far funzionare questa strana macchina che è l’Excelsior e che senza il loro grande contributo non potrebbe avere successo. Gli episodi poi sono piccole perle che si inseriscono in questo quadro, l’abbraccio del compagno a chi ha appena causato con un suo errore l’ennesimo goal avversario, il sostegno verso i più deboli, l’amicizia vera che ci unisce, la volontà incrollabile di voler affrontare assieme ogni situazione difficile cui andiamo incontro. Ed infine non ultimo il progresso anche tecnico e fisico di ragazzi che quando sono venuti da noi conoscevano il calcio per averlo visto solo in TV e che adesso riescono a rimanere in campo con tanto entusiasmo e tanta carica agonistica.

Cosa diresti ad un ragazzo per convincerlo a venire a giocare all’Excelsior?


Non abbiamo mai cercato giocatori se non l’attuale portiere e quindi l’idea stessa di convincere qualcuno a venire con noi è una contraddizione relativamente ai nostri obiettivi. Chi viene con l’Excelsior lo fa perché conosce le nostra finalità e ha tanta voglia di giocare a calcio senza pensare che lo si possa fare solo con l’obiettivo di vincere o di fare bella figura perché superiori sul piano tecnico. La nostra “bella figura” la facciamo continuando a lottare fino al novantesimo anche se siamo sotto di cinque goal, senza mollare mai, fiduciosi che questo spirito prima o poi ci porterà anche ad una vittoria.

Rimarrai fino alla prima vittoria, cioè per sempre?

E’ difficile fare programmi a lungo termine. Qui da noi ci si diverte, i ragazzi sono fantastici, nessuno guadagna un euro e forse anche per questo lo spirito è ancora più importante. A volte però penso che dopo quattro anni i ragazzi avrebbero bisogno di qualcosa di più della mia limitatissima esperienza di allenatore. Forse gli stimoli sarebbero ancora maggiori in presenza di un vero tecnico, che sappia offrire una maggiore competenza. Per altro non è facile trovare persone disponibili ad abbracciare le finalità del nostro progetto ed accettare un incarico che dal punto di vista dei risultati offre davvero poco… Certamente nel momento in cui lascerò la squadra non sarà certo per litigi o tensioni interne come talvolta succede ai miei colleghi.

L’ intervista è finita e sicuramente mi sono dimenticato di chiederti molte cose. Aggiungi liberamente quello che potrebbe mancare a questa chiacchierata.


Beh non si possono dimenticare parlando del progetto Excelsior tutte quelle persone che pur senza avere il ruolo dell’allenatore, sono al mio fianco per darmi una mano nella gestione della squadra. Non voglio fare nomi come non ne ho fatti fin’ora, ma c’è chi si occupa delle questioni burocratiche, chi senza calcare i verdi campi di gioco si preoccupa di costruire tutte quelle attività di contorno che fanno della nostra squadra qualcosa di un po’ speciale. Ricordo le partite con il Maifredi Team, le trasferte al Dall’Ara di Bologna, la partecipazione alla partita con la nazionale Artisti TV, il ritiro estivo di Caorle. Ci sono poi i “vecchi” che mi aiutano nella gestione diretta della squadra, che mi sostituiscono quando impegni di famiglia mi portano altrove, che mettono a disposizione il loro tempo per portare avanti questo strano ma affascinante progetto che si chiama Excelsior.

Grazie

Centro studi “Guido Antonin”
Associazione La Strada – Der Weg
 
 

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