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VITTORIA O DIVERTIMENTO?

agosto 2006

premessa

In questo periodo magico che è stato dedicato ai campionati del mondo può essere interessante riflettere sul concetto di vittoria. In effetti dalle dichiarazioni dei vari allenatori e giocatori impegnati nel massimo torneo emergeva come obiettivo principale quello di vincere ad ogni costo. Noi ci chiediamo se assolutizzare la vittoria non rischi di sacrificare un altro elemento che dovrebbe essere essenziale per lo sport in generale e quindi anche per il calcio: ci riferiamo al concetto di DIVERTIMENTO. Ci si può ancora divertire giocando da professionisti?
Molti avranno visto il simpatico siparietto tra Nedved e Buffon nel corso di Italia Cecoslovacchia: è bello vedere due che scherzano perchè il primo sta “bombardando” da tutte le posizioni e l'altro non ne fa passare una. Probabilmente i due giocatori in questione sono riusciti a divertirsi genuinamente, forse solo per alcuni minuti, anche all' interno di una partita del Campionato del Mondo. Sarebbe interessantre sentire da loro come hanno vissuto quel momento.... Io invece vorrei proporvi un intervento fatto dal sottoscritto ad un recente convegno a Bolzano sul tema dello sport, che tratta queste tematiche sulla base dell ' esperienza personale di lavoro con i giovani e della gestione del progetto educativo legato al G.S.Excelsior.

Intervento al convegno “Sport è Salute” del 19/11/2004



Come operatore dell' Associazione La Strada-Der WEg lavoro nell'a area, quella della prevenzione primaria con i giovani: il mio ambiente lavorativo è quello del centro Giovani. Assieme ad una collega gestisco il Centro Giovani Charlie Brown, situato nel quartiere don Bosco a Bolzano. Il centro Giovani come realtà è un punto di ritrovo che bambini e ragazzi della città possono frequentare liberamente e presso il quale possono passare ed organizzare il proprio tempo libero.
Vi lavorano uno o piú animatori stipendiati con competenze professionali per quanto riguarda
l´educazione e la relazione con le persone.
Ció di cui in parte racconteró è un´avventura iniziata quattro anni fa con alcuni ragazzi frequentatori del centro ed in seguito allargatasi a molti altri ragazzi ed adulti.

In questo intervento faró delle riflessioni attorno ad alcune parole chiave quali:
divertimento nello sport, agonismo, vittoria, sconfitta, rapporto umano, autostima, ecc…..

Questi pensieri sono il frutto di una quadriennale esperienza come animatore all´interno di
un´iniziativa nell´ambito dello sport agonistico denominata “Progetto Excelsior”.

Torniamo al titolo del mio intervento, che puó sembrare un po´strano. Da come è posto (VITTORIA O DIVERTIMENTO ?) sembrerebbe che un termine debba eliminare l´altro: del tipo “o si vince o ci si diverte”. In effetti sarebbe piú logico pensare che proprio vincendo ci si diverta. Per il momento fermiamoci, ritorneremo piú avanti sull´argomento.

Perché ho scelto di parlare di divertimento in questo contesto? Partendo dal titolo del convegno, servendomi di un dizionario, ho cercato un po´di significati. Il primo è riferito al termine salute, definibile come stato di benessere fisico e psichico dell’ organismo umano derivante dal buon funzionamento di tutti gli organi e apparati. Penso che uno dei fattori che determini il benessere psichico sia la possibilitá di divertirsi (almeno ogni tanto) e divertirsi altro non è che procurare e procurarsi allegria partecipando ad attivitá piacevoli. Ma perché lo sport deve avere a che fare con il divertimento? Perché sport ha al suo interno il concetto di gioco e il gioco consiste nell´insieme delle attivitá e delle azioni che servono a divertire e divertirci. Allora lo sport ci fa giocare con noi stessi e con gli altri e dovrebbe contribuire a farci divertire. Qui mi fermo una seconda volta e vi racconto un po´di cose sul progetto Excelsior, di cui vi ho appena accennato.


Come dicevo tutto è nato quattro anni fa. Un gruppo di ragazzi si è rivolto a noi operatori del centro giovani ed ha espresso un desiderio (che era molto grande): fondare una squadra di calcio e partecipare ad un campionato vero.In questa richiesta c´erano alcuni ingredienti importanti:

Un gruppo che giá esisteva e stava bene, voleva creare qualcosa di nuovo.
Questo qualcosa i ragazzi lo volevano creare assieme a degli adulti per loro significativi. (con i quali esisteva una relazione positiva, riconosciuta)
Volevano divertirsi assieme.
Volevano anche misurarsi con altri (e forse anche con sé stessi).

Abbiamo ritenuto che una spinta cosí forte, che veniva dai ragazzi stessi fosse un´occasione da non perdere e cosí è nato il Gruppo Sportivo Excelsior, squadra di calcio che da 4 anni milita nel campionato provinciale di terza categoria.
Sin dall´inizio abbiamo fatto delle scelte di impostazione forti che hanno dato alla squadra una connotazione precisa:

Due i principi fondamentali alla base del progetto:
La ricerca del divertimento
L´attenzione alla persona ( con i suoi desideri e i suoi bisogni)
Per funzionare questi due principi dovevano essere applicabili a tutti i componenti del gruppo.
La domanda che ci siamo posti: come fare in modo che tutti si divertano? Come fare in modo che tutti vengano e si sentano considerati delle persone importanti?

Un´unica semplicissima risposta:

Tutti devono essere titolari nella squadra, tutti devono essere alla pari. I giocatori non vengono selezionati in base alle capacitá tecniche, ma viene tenuto presente il loro desiderio di giocare, di esserci, per potersi misurare.
In questa squadra non esistono le riserve, i giocatori degli ultimi 5 minuti, ognuno ha diritto di giocare tanto quanto gli altri compagni. Una semplice dichiarazione di intenti? Assolutamente No, (chi ci conosce lo sa) una scelta forte, messa in pratica con coerenza e perciò anche con fatica. Come? Programmando le presenze in campo anche con l´aiuto di una tabella che conta i minuti giocati dai singoli. Perciò non giocano praticamente mai i migliori undici, ma gli undici “ a cui tocca giocare”.

Qual´è secondo voi il risultato piú visibile di una gestione di questo tipo?

È presto detto: 71 partite ufficiali: 70 sconfitte, uno storico rocambolesco pareggio, maturato all´ultimo minuto. Questo dato fa sicuramente sorridere ma può servire anche a riflettere:
questi trenta ragazzi iscritti alla squadra: come definirli? Forse un gruppo di masochisti, autolesionisti che godono delle sconfitte? Oppure dei pazzi, che dopo un settimana di fatica al lavoro o a scuola ogni domenica da ben 4 anni, vanno a procurarsi la meritata sconfitta settimanale? Oppure degli eterni frustrati da un continuo fallimento?
Frustrazione appunto è uno dei termini che prima abbiamo nominato e sul quale è il momento di ritornare: si è generalmente frustrati, quando non si riesce a raggiungere un proprio obiettivo. A questo punto vale la pena di chiedersi se “sconfiggere l´avversario” è veramente l´obiettivo primario degli sportivi.
Pensiamo un´attimo ai bambini, se ci pensate bene, a loro non interessa molto vincere, interessa molto di piú ricevere dei complimenti , sentirsi dire “Bravo” per qualcosa che hanno dimostrato di saper fare. E questa stima non la cercano da una persona qualunque, ma la vorrebbero ricevere da adulti che per loro sono significativi (genitori, allenatori, insegnanti, ecc…). Sentirsi stimati per accrescere la propria autostima (ecco che si ripresenta un´altra delle nostre parole chiave).
Anche i ragazzi e gli adulti in questo sono come i bambini, vogliono poter dimostrare qualcosa e sentirsi stimati per questo.
Ma allora cosa cavolo puó dimostrare uno che perde sempre oltre forse al fatto di saper perdere?
Ad esempio puó dimostrare a sé stesso e agli altri ( allenatore, compagni, avversari) di mettercela tutta, di dare il massimo per cercare ogni volta di superare seppur di pochissimo il proprio limite.
Senza volere abbiamo definito il termine agonismo: la voglia di superare sé stessi, la natura, gli altri. Ma allora anche una squadra che perde sempre pratica l' agonismo!! “Sì, peró non è competitiva!”, dicono molti riferendosi a noi. In realtà lo è invece molto, anche se non compete alla pari sul livello tecnico perché dá veramente a tutti la possibilitá di sperimentare il proprio agonismo.


Forse ora è il momento di ritornare al titolo di questa relazione: Vittoria o divertimento? Al di lá della provocazione io non sono sicuro che vincere sia sempre divertente. Forse a volte si devono pagare dei prezzi troppo alti per vincere o per meglio dire “per sconfiggere”.
Sono invece abbastanza sicuro che ci si puó divertire anche perdendo, senza diventare dei pagliacci, bensí prendendo con serietá l´impegno agonistico.
Certo perdere, magari sistematicamente è faticoso e crea frustrazione soprattutto se nessuno ti fa sentire comunque stimato. Questo ad esempio fa parte del ruolo degli adulti presenti nel progetto Excelsior: valorizzare i singoli ragazzi della squadra per quello che sono in grado di dare.
Sono anche convinto che vittoria, piú che sconfiggre qualcun altro sia soprattutto superare sé stessi.
Questo tipo di vittoria peró vale gran poco o addirittura niente se non c´e´nessuno che ti dice: “bravo..,.. ce l´hai fatta...,…continua cosí….!!

Tornando un´attimo a quei trenta ragazzi del Gruppo Sportivo Excelsior…….: Fra qualche mese ricomincerá il campionato di terza categoria. Il lunedì controllate sul giornale i nostri risultati, magari fatevi pure anche una risata sulle varie batoste, ma se un giorno doveste leggere di una nostra vittoria, allora venite subito a cercarci perché noi staremo festeggiando ad oltranza e anche voi sarete i benvenuti alla festa.


Massimo Antonino
Centro studi “Guido Antonin”
Associazione La Strada – Der Weg
 
 

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