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SERVIZIO CIVILE: UNA SCOMMESSA PERDUTA?

(di Aldo Castello - CEIS di Genova)

Apprendiamo in questi giorni la notizia del probabile futuro bando straordinario sul servizio civile che porterebbe ad approvare una piccola quota suppletiva di posti per il servizio civile in aggiunta a quelli finanziati nell’attuale bando ordinario ma che ci vedrebbe ancora una volta esclusi come FICT - Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche.

Riteniamo ormai non più procrastinabile una nostra riflessione in merito a questi ultimi deludenti fatti e al sistema del servizio civile in generale.

Il nostro ente è uno dei primi enti ad essere stato accreditato ed è l’unico, all’interno dell’albo, che opera nel campo delle dipendenze a livello nazionale con 50 centri in tutta Italia.

Nel quadro della riorganizzazione operata dall’UNSC – Ufficio Nazionale del Servizio Civile che ha portato ad una divisione fra gli albi nazionale e regionali, i piccoli enti nazionali come il nostro che non possono disporre di risorse significative da impegnare alla gestione del sistema sono quelli maggiormente penalizzati; infatti se gli enti territoriali hanno il loro referente nelle amministrazioni regionali, e quindi maggiore facilità ad un rapporto di scambio e collaborazione con quest’ultimi, noi paghiamo lo scotto di non poter essere presenti con continuità nelle sedi romane di confronto e scambio con l’UNSC o nelle aggregazioni nazionali che si interfacciano con il Ministero. Negli ultimi tempi il sistema del servizio civile è quindi diventato sempre più inaccessibile per noi: il rincorrere di prontuari e normative sempre più complessi ed articolati ci rende di fatto impossibilitati a portare avanti questa esperienza.

Dimostrazione lampante riguarda quest’ultimo bando: la FICT quest’anno disporrà di 35 posti in tutta Italia a fronte di circa 25.000 messi a bando, pur avendo presentato complessivamente tre progetti per un totale di 354 posti, un’inezia rispetto ai numeri degli altri enti nazionali.

Trentacinque posti: non i 3.294 dell’ARCI servizio civile o i 1.743 di Caritas Italiana ma neanche i 2.223 dell’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia o soltanto i 91 del comune di Adrano (ovviamente gli enti citati sono rispettabilissimi ma sono qui nominati per dire delle alterazioni “genetiche” in cui ormai versa questo sistema).

Purtroppo i nostri due progetti principali si sono fermati a quota 47 nella scala valutazione, 3 punti sotto la soglia di 50 che permetterà di poter avere i posti finanziati.

Nell’ultima sessione dei progetti era stata distribuita una griglia con le modalità di valutazione e le attribuzioni dei punteggi riferiti ai vari punti del formulario. Da quando sono uscite le graduatorie abbiamo richiesto di poter avere le schede di valutazione che dovrebbero essere, come le graduatorie delle selezioni dei ragazzi, pubbliche e a disposizione di chi voglia avere chiarimenti; ebbene siamo alla seconda lettera inviata e forse strapperemo un appuntamento presso la sede dell’UNSC per avere la visione delle schede senza possibilità di poterle successivamente avere per comprendere le motivazioni di tale punteggio.

Ma aldilà di questo ci chiediamo come Federazione se è sostenibile che ci siano richieste per 54.745 posti nazionali e ne possano passare solo un terzo dei progetti presentati? Non sarebbe possibile ipotizzare delle limitazioni nella richiesta di volontari per permettere una più ampia accessibilità?

O salvaguardare gli enti che hanno articolazione sul territorio nazionale e che possono dimostrare decenni di lavoro nei settori di maggiore emergenza sociale?

Un’altra domanda: perché nell’albo nazionale vi sono comuni e provincie? Non dovrebbero stare negli elenchi regionali?

Certo queste proposte non risolvono il problema ma possono dare un migliore bilanciamento tra gli albi nazionali e regionali.

Inoltre la valutazione dei progetti con questi numeri diventa improponibile. Che differenza c’è tra un progetto che ha preso 50 e verrà probabilmente finanziato e i 244 progetti che si situano tra tale punteggio e i nostri due progetti “restati” a quota 47? Non pensiamo sia possibile andare avanti così.

Eppure la FICT proverà ad andare avanti, perché non abbiamo alternative. Proveremo a aumentare i carichi di lavoro di chi lavora nelle comunità e oltre a turni e servizi riabilitativi, si occupa di progettare opportunità che riteniamo altamente formative per i giovani di oggi.

Allora mi chiedo se la contentezza del Ministro per il risultato raggiunto di poter aggiungere 40 milioni ai 256 del bando ordinario possa essere la nostra.

Lo spero in futuro.
 
 

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