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Essere adulti responsabili in famiglia, a scuola, nello sport

l recente aumento di notizie legate a fenomeni di bullisno e violenza da parte di giovani ci ha stimolato a riflettere sul ruolo dell’adulto in questo tipo di contesto.

Proponiamo un’ intervista al dott. Stefano Favaretto, psicologo e collaboratore volontario del G.S.Excelsior dell’ Associazione La Strada-Der Weg.


Possiamo definire i termini aggressività e violenza?

L'aggressività è un comportamento appreso (cioè “imparato”, “visto da altri”) che tutti noi mettiamo in atto e che incanalato positivamente può essere positivo (vedi grinta, determinazione, voglia di farcela..impegno, sana competizione). Non va confusa con un' emozione ma presuppone un’emozione di base (rabbia, tristezza, dolore, frustrazione..)

l’aggressività si trasforma in violenza nel momento in cui si ha l’intenzionalità di prevaricare e di imporre la propria volontà, forza fisica, le proprie idee su un’altra persona. La violenza di per sè non è da intendere solo come fisica ma anche verbale.

Quando invece possiamo parlare del cosiddetto bullismo?

Per parlare di bullismo devono essere coinvolte due persone: il cosiddetto aggressore e la vittima.
L’aggressore è colui che intenzionalmente e ripetutamente compie atti di prepotenza fisica e verbale su una vittima.
La“vittima” è quasi sempre una persona poco capace di reagire, incapace di difendersi, introversa e che spesso accetta il ruolo di vittima come unico ruolo utile per sè.
Affinché ci sia un concetto di bullismo è necessario che gli atti di prevaricazione siano continuativi ed intenzionali.

Perchè siamo esageratamente violenti e aggressivi?

Se guardiamo la nostra società ci accorgiamo che è una società che ci spinge ad essere sempre più aggressivi per ottenere successo:
per essere qualcuno devi avere successo e oggi il successo e la felicità si misurano con la ricchezza, la bellezza esteriore, l'essere oggetto di ammirazione come ad esempio i campioni sportivi,ecc. Bisogna apparire, più che essere, e per farlo devi conquistarti questo successo con i denti, a scapito degli altri.

Ognuno di noi può inoltre essere spinto da altri motivi a diventare violento a seconda delle esperienze raccolte nel proprio contesto famigliare, territoriale e relazionale.(in pratica la propria storia personale)

Entriamo più nel merito di alcuni comportamenti violenti che si possono riscontrare all'interno di gruppi sportivi. In fondo lo sport è una metafora della vita e come tale è soggetto a meccanismi di violenza.
Come può esprimersi la violenza all'interno di una squadra?

In un gruppo sportivo ci possono essere ragazzi e adulti che usano un comportamento violento che non necessariamente è stato appreso nell’ambiente sportivo, ma che deriva da una serie di esperienze al di fuori del contesto sportivo stesso.
questa violenza può essere perpetrata a più livelli:
da parte di un/a giovane verso altri compagni di squadra (fenomeni di scherno nei confronti di compagni di squadra più deboli)
da parte di un/a giovane verso gli avversari (fare male intenzionalmente)
da parte di un allenatore nei confronti dei propri giocatori (urlare addosso, deridere pubblicamente, denigrare il giocatore, ometterlo dalla squadra nonostante l’impegno profuso)
da parte di un genitore tifoso che si accanisce contro il figlio, gli avversari e l’arbitro.

E per quanto riguarda il bullismo?

All’interno di una squadra possono verificarsi episodi di bullismo, i quali non hanno a che fare con lo sport in questione ma col fatto di appartenere ad un gruppo che mette in atto dei rituali. Comunque come abbiamo già sottolineato, in questi casi ci sono sempre una o più vittime designate che sono oggetto di scherno e prepotenza in modo continuativo.

Quanto è sottile a volte nello spogliatoio il confine tra gioco/scherzo e bullismo

Questo è un tema molto interessante e delicato. Come in tutti i gruppi anche nel cosiddetto spogliatoio si creano dei rituali, positivi ed innocui se riguardano tutti, che possono diventare pericolosi se si prendono di mira sempre le stesse persone. Spesso gli adulti esitano ad intervenire per spezzare scherzi fin troppo pesanti, perchè siamo portati a minimizzare e perchè siamo abituati a considerare alcuni meccanismi come normali.
Una sonora risata in spogliatoio ci illude di un clima positivo anche quando qualcuno sta subendo piccole o grandi umiliazioni.

Parliamo appunto di chi è vittima di prepotenza o derisione, quanto costa a volte ad alcune persone il poter stare in un gruppo?

Dovremmo abituarci a riporre un'attenzione particolare verso ruolo della vittima. Essa rappresenta l’estremo opposto di un meccanismo perverso che quasi ci spingerebbe ad accettare sia l'aggressione che la sottomissione. Infatti le conseguenze possono essere pesanti: perdita di autostima, vissuti di sofferenza causati da umiliazioni e nei casi estremi sviluppare così poca fiducia in se stessi, da non riuscire più a liberarsi da questo ruolo anche in altri contesti

Qual è il ruolo degli adulti negli episodi di violenza e bullismo giovanile

Spesso nell’analizzare i fenomeni di bullismo ci si sofferma sul ruolo dell’aggressore e della vittima, trascurando che un altro ruolo fondamentale è quello di chi assiste a tali fenomeni e, soprattutto se adulto, ha il dovere di reagire. Violenza e bullismo hanno quasi sempre degli spettatori e questi spettatori sono spesso degli adulti.

Le nostre reazioni sono sempre adeguate?



Purtroppo siamo portati a tollerare un certo grado di prepotenza ritenendolo quasi un meccanismo naturale, e a giustificare un certo livello di sottomissione. ….”fagliela vedere…”,….”non farti mettere i piedi in testa ….”; …..”sono solo scherzi stupidi..”;……”porta pazienza”,…….”vedrai che smettono”…..Queste frasi si sentono in famiglia e non sono di molto aiuto nè a chi usa la prepotenza nè a chi la subisce.

Dunque siamo poco attenti ?

Fatichiamo a renderci veramente conto della situazione emozionale della vittima e dell’aggressore. Dobbiamo riuscire a vederli entrambi come persone a disagio, bisognose di un sostegno per interrompere un circolo vizioso: la scarsa stima di sé, l’insicurezza e la sofferenza della vittima, l’esasperato egocentrismo, l’incapacità di riconoscere l’altro e quindi la solitudine dell’aggressore. Entrambi hanno un rapporto difficoltoso con le emozioni: l’aggressore non riconosce quelle della vittima e quest’ultima non riesce a comunicare la propria sofferenza e la trasforma in senso di colpa.

Quali strategie allora per intervenire in famiglia, a scuola, all’interno di una squadra?

L’intervento individuale è importante ma non può prescindere dall’intervento nel gruppo. È il gruppo che si deve far carico della situazione di ingiustizia e trovare strategie per risolverla.
L’adulto deve condividere con il gruppo delle regole morali di rispetto reciproco e convivenza e le eventuali punizioni. In questo modo il bullo che trasgredisce sa di andare contro al gruppo e si sente un po’ insicuro. Inoltre dobbiamo aiutare i bambini e i ragazzi ad immedesimarsi in ciò che prova chi è vittima di soprusi e violenze. Non dimentichiamo che spesso ,quando c’è, il nostro intervento si limita alla repressione.

Certo essere adulti di riferimento per i giovani non è per nulla semplice.

Essere adulti è una responsabilità grande. Come per un genitore non basta soddisfare i bisogni primari del figlio, così per un insegnante non è sufficiente occuparsi di didattica e per un allenatore insegnare come si calcia di piatto o di esterno. Bisogna prestare attenzione ai sentimenti e alle emozioni dei bambini ed aiutarli a superare insieme le ingiustizie . Ancor più che dalle nostre parole i bambini e i ragazzi prendono esempio dai nostri comportamenti e dunque non possiamo sottrarci a questa responsabilità educativa.

Ma allora il povero allenatore, che presta il suo servizio a titolo di volontariato, dovrebbe anche investire tempo in lezioni di psicologia?

Non si tratta di diventare tutti psicologi, ma di usare il buon senso e di avere anche il coraggio di andare controcorrente abbandonando il modello del fine che giustifica i mezzi. Se il fine è la vittoria, c’è il rischio che tutto diventi lecito per raggiungerla, anche ingiustizie e prevaricazioni all’interno del gruppo squadra. Il fine ultimo deve essere invece lo sviluppo positivo della personalità dei nostri giovani tesserati. E comunque mettersi in discussione e richiedere delle consulenze non fa mai male. Mi risulta che la F.I.G.C sia convenzionata con degli psicologi dello sport a cui ci si può rivolgere per essere aiutati a risolvere problemi della squadra o comunque per chiedere un confronto in merito al lavoro che si sta svolgendo. Noi del G.S.Excelsior abbiamo utilizzato questa opportunità ed è stata un’esperienza positiva che ci ha aiutato ad impostare meglio il rapporto con i ragazzi.

Centro studi “Guido Antonin”
Associazione La Strada – Der Weg
 
 

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